Lei

Lei è più piccola di me, ma ha vissuto di più, è indipendente, è convinta, ha più esperienza, dà lezioni di vita, dice cosa dovrei e non dovrei fare, ha fatto guerre coi genitori, è più battagliera, è più tutto. Ma ogni tanto è tossica e devo metterla da parte perché mi fa infervorare e mi destabilizza. E mi stufo, perché non è una gara a chi ha fatto di più o a chi è più brava.

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Lui ha ragione

Lui dice che forse dovrei parlarne con qualcuno che mi aiuti a trovare una soluzione, per il mio stress mentale. Lui dice che lo stress è soggettivo, non oggettivo, almeno il modo in cui lo si affronta e in cui lasciamo che incida sul nostro equilibrio. Lui dice che dovrei imporre la mia visione delle cose agli altri, smetterla di pormi tanti problemi e di addossarmi responsabilità, di sentirmi continuamente giudicata e di non fare determinate cose perché qualcuno a cui tengo può restarci male. Lui dice che questi sono blocchi che non mi aiutano. Lui dice che non posso stare appresso ai capricci altrui, e questi capricci e giudizi me li devo fare scivolare addosso perché la mia sensibilità è eccessiva e spesso può rappresentare un handicap più che un valore.

Aspettativa

Citazione

«A volte mi prende un senso di aspettativa, come se sotto la superficie della mia capacità di comprensione ci fosse qualcosa in attesa che io lo afferri. È la stessa sensazione tormentosa di quando si ha un nome sulla punta della lingua e non si riesce a ricordarlo.
(…)
Oh, c’è qualcosa che mi sta aspettando. Forse un giorno avrò una rivelazione improvvisa e potrò vedere l’altra faccia di questo enorme, grottesco scherzo. E allora riderò. E saprò cos’è la vita».

(Sylvia Plath, Diari, trad. Simona Fefè, Adelphi, 1998)

Di vetro

Come una vetrata bellissima,
attraverso cui la luce passa
e si riflette di tanti colori diversi.
Tutto entra, tutto esce.
Ma non è infrangibile,
un urto la può distruggere.

La casina delle civette, Villa Torlonia, Roma

Muri

Io non sono una persona fatta per i rapporti superficiali, ho bisogno sempre di andare al di là dei semplici discorsi sul meteo o sulle serie TV. Specialmente quando conosco qualcuno e ci condivido qualcosa – non sto parlando di amore, ma anche solo del fatto di passare del tempo insieme per qualsivoglia motivo: cinema, una pizza, una passeggiata. Sento l’esigenza di sapere di più, di conoscere le sue idee, di sapere che cosa pensa di questo, di quello, ma puntualmente mi trovo davanti un muro perché forse la maggior parte della gente è restia ad aprirsi, non so. Ad ogni modo, per un po’ tento di urtare quel muro, di provocare una piccola crepa attraverso la quale possa venir fuori qualcosa, uno spiraglio di luce. Molto raramente ce la faccio, il più delle volte, invece, continuo a sbatterci la faccia senza motivo. E allora smetto.

Smetto quando le mie attenzioni vengono scambiate per sentimenti. Smetto quando le mie premure e le mie gentilezze non vengono apprezzate, anzi liquidate in malo modo. Smetto quando capisco che la mia presenza sortisce lo stesso effetto della mia assenza: il nulla.

E mi chiedo se dietro quel muro che con tutte le mie forze ho tentato non di buttare giù, ma magari solo di scalfire, ci sia davvero qualcosa oppure avevo solo sperato che ci fosse.

Eccoci qui

Poco tempo fa ho voluto chiudere il vecchio blog personale perché non mi rappresentava più, era diventato una specie di sfogatoio, un diario che piano piano aveva iniziato a raccogliere una serie di frustrazioni e autoincoraggiamenti che di maturo avevano ben poco. Bene, ho voluto chiudere quel capitolo ma in questi giorni ho sentito l’esigenza di avere uno spazio mio che non fosse eccessivamente personale ma che potesse essere più un terreno di confronto, un posto dove scambiare opinioni e pareri sulle cose più generali che però coinvolgono tutti. Perché Facebook non basta, è solo un posto dove scrivi una cosa che ti sembra seria e vieni frainteso, oppure dove non è possibile sviluppare concetti in modo più approfondito. E il pubblico è troppo vasto e indifferenziato. Sul blog ti segue solo chi è interessato a farlo, i tuoi post non compaiono in automatico sotto gli occhi di chi sta scorrendo la sua home page.

Per questo motivo adesso c’è Un’isola nel mare: perché chi può sentirsi così più di un’isolana? Un’isolana che spesso trova difficile confrontarsi con chi ha intorno e scavare sotto la superficie delle altre persone.

Sono contenta di poter tornare a parlare con voi non solo di libri e gestirò questo spazietto in maniera diversa dal precedente. Senza troppi fronzoli, senza troppi tag o troppa roba nella barra laterale, più spontaneamente, senza sentirmi in obbligo di pubblicare spesso (perché BISOGNA curarlo) e di esserci. Senza l’esigenza di scrivere post lunghissimi ma avendo la libertà di postare anche solo una frase se in quel momento è ciò che sento di voler comunicare e condividere con voi.

Dunque eccoci qui.